Dal Rinascimento all'impressionismo

Il primo rinascimento

Il primo Rinascimento

La storia

Dalla fine del Trecento nel nord e centro Italia le Signorie sostituiscono molti Comuni fino a diventare ducati con nomina imperiale. I Visconti di Milano si scontrano con Venezia e Firenze mentre il Regno di Napoli è travagliato da lotte dinastiche fra Aragonesi spagnoli e Angioini francesi. La Chiesa, con il Concilio di Costanza, riporta la propria unica sede a Roma e ritorna protagonista della politica europea iniziando un processo di sviluppo anche delle arti.

II Rinascimento

II termine Rinascimento indica la stagione artistica italiana che si diffonde dalla fine del Trecento al Cinquecento. I principi base di questa "rinascita", celebrata da Giorgio Vasari nelle Vite (1550), sono il ritorno alle forme classiche dell'arte romana antica, I'adozione di un metodo "sperimentale" nello studio della natura e la concezione dell'individuo come misura e centro dell'universo. Dal De architectura di Vitruvio (30-20 a.c.) vengono ripresi I'analogia fra architettura e corpo umano e i tre principi estetici che ne derivano (numerus, finitio, collocatio). Applicati i tre parametri ne deriva I'equilibrio di ogni parte dell'edificio (concinnitas). La novità più rilevante consiste nell'elaborazione della prospettiva, un metodo di descrizione figurativa della realtà che consente di mettere in relazione tutte le parti della composizione secondo rapporti e proporzioni reciproche, all'apparenza perfettamente rispondenti alla visione effettiva.

 

I tre fondatori

Tre sono gli artisti che danno vita all'arte rinascimentale. Brunelleschi (1377 -1446), padre della prospettiva e primo architetto nel senso attuale del termine, esordisce nel concorso per la decorazione di una delle porte del Battistero di Firenze (1401), vinto da Ghiberti. La realizzazione della cupola del Duomo di Firenze (1418) rappresenta il culmine della sua opera e ancora sulla "proporzione" si fondano il progetto della basilica di San Lorenzo (1425), della basilica di Santo Spirito (1428) e della Cappella de' Pazzi (1429).

Con Donatello (1386-1466) emerge un nuovo naturalismo umano e vero. La ricerca per il superamento del modello gotico è evidente nel Profeta Abacuc (1423); il problema della resa spaziale nel rilievo raggiunge alti livelli nel Banchetto di Erode (1425). Nel David in bronzo (1440 0 1450), il nudo a tutto tondo propone un riferimento ai modelli della statuaria antica. Nel Gattamelata (1447) I'ispirazione al monumento equestre dell'antichità (Marco Aurelio in Campidoglio) porta Donatello a una delle sue più alte realizzazioni: i saldi volumi del gruppo, perfettamente calibrati, si animano nel ritratto del volto, fissato in un'espressione di contenuta tensione. Nella Maddalena penitente in legno policromo (1453) tutte le risorse del naturalismo veristico di Donatello concorrono a creare un'immagine profondamente tragica.

Masaccio (1401-1428) raccoglie I'eredita di Giotto rappresentando la realtà dal vero con violenti chiaroscuri già nel Trittico di San Giovenale (1422). Con Masolino da Panicale lavora alla Pala Sant'Anna Metterza (1424) dipingendo la Madonna col Bambino in posizione piramidale. Ancora con Masolino lavora al ciclo della Cappella Brancacci (1424) rendendo la drammaticità dei soggetti in rigorosi spazi prospettici. Nel Polittico di Pisa (1426) il fonda oro fornisce I'occasione a Masaccio di concentrarsi sull'espressione dei volti dei personaggi. Con la Trinità(1426) si compie la rivoluzione del primo Rinascimento.

 

I mediatori: fra Tardogotico e Rinascimento

Lorenzo Ghiberti (1378-1455) è una figura chiave della Firenze del Quattrocento legata tuttavia al Tardogotico. Jacopo delia Quercia (1371?-1438) tenta una sintesi fra scultura gotica e classicità. Luca Della Robbia (1400 ca-1482) porta I'arte della ceramica a un'alta forma espressiva.

Gli eredi diretti

Michelozzo di Bartolomeo (1396-1472) fa di Palazzo Medici a Firenze (1444) un punto di partenza per le successive creazioni. Beato Angelico (1385/1400-1455) salda i nuovi principi rinascimentali della prospettiva con i vecchi valori medievali, come nel Giudizio universale (1425) o nella Pala di Santa Trinità (1431). In Filippo Lippi (1406-1469) I'iniziale adesione alle novità di Masaccio cede al gusto goticheggiante, dovuto all'influenza del Beato Angelico e ai mutati gusti della committenza.

Leon Battista Alberti (1404-1472) codifica i canoni dell'estetica rinascimentale nei tre testi che stanno a fondamento della storia dell'arte occidentale: De pictura, De re aedificatoria, De statua. Paolo Uccello (1397-1475) si distingue per la sua ricerca continua sulla prospettiva e sulle leggi geometriche che la governano.

L'età delle signorie

L'età delle Signorie

La storia

L'età delle Signorie è la fase della storia d'Italia successiva al declino dei Comuni e compresa tra la meta del XIII e la fine del XV secolo. Tale periodo è caratterizzato dalla diffusione, nell'Italia centro-settentrionale, di una forma di governo dove tutti i poteri sono concentrati nelle mani di una sola persona, che li trasmette al suo successore per via ereditaria: gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Montefeltro a Urbino. A Firenze una elezione popolare conferisce i poteri alla famiglia Medici nel 1458. Nell'Italia meridionale nel 1442 Alfonso V d'Aragona unifica i Regni di Napoli e Sicilia. La rinascita dello  Stato della Chiesa prosegue con grande slancio.

Corti, arte e cultura

Le nuove corti sono uno stimolo per le committenze poiché le arti sono un mezzo per esprimere il dominio politico e gli artisti entrano alle dipendenze dei Signori e ne curano anche I'immagine. Questo meccanismo produce la nascita di scuole di pensiero presso le corti italiane accomunate dalla volontà di ispirarsi all'antico ma soprattutto di affermare il primato di una nuova classe che governa i nuovi Stati.

La città ideale

II sogno dei Signori del Rinascimento è il progetto, non necessariamente la realizzazione, di una città ideale: i tentativi di rinnovo urbano sono evidenti a Pienza, Ferrara, Urbino.

Urbino e Piero della Francesca

La corte di Urbino della famiglia Montefeltro e un caso particolare tra le Signorie. Nonostante un territorio povero, le ricchezze accumulate come condottieri consentono di creare una delle più belle e colte corti d'Europa. II Palazzo Ducale e il mercato fuori le mura rivoluzionano I'impianto medievale della città, mentre I'interno del maestoso palazzo e curato scenograficamente nei minimi dettagli fino al famoso Studiolo del Duca, disegnato anche da Piero della Francesca (1420 ca-1492). L'opera pittorica di Piero, quasi esclusivamente di carattere religioso, servì come punto di riferimento per molti artisti rinascimentali. Fin dalle prime opere risultano chiare le caratteristiche dell'artista: estrema attenzione all'organizzazione prospettica, semplificazione geometrica dei volumi, movimento colto nell'attimo in cui esso può diventare eterno, passaggi intermedi fra tonalità di colore per evitare bruschi contrasti, luce non fisica ma intellettuale: in generale, una realtà astratta, dalla Flagellazione di Cristo (1459) dove lo spazio è chiuso in una rigorosa griglia, alla Sacra conversazione (1472) dai raffinatissimi giochi di luce.

 

La Firenze medicea

I Medici sono un'antica famiglia fiorentina arricchita con il commerci e le attività finanziarie. Proprietari di manifatture tessili, abili mercanti e uomini d'affari, hanno una banca con filiali in tutte le principali capitali europee. Lorenzo, nipote di Cosimo il Vecchio con cui inizia la Signoria dei Medici, alla morte del padre diventa Signore di Firenze. Lorenzo, che sarà chiamato il"Magnifico", si dimostra un abile diplomatico e uomo politico. Colto e raffinato, amante della poesia e delle arti, dà un grande impulso alla vita culturale fiorentina, accogliendo alla sua corte letterati , artisti e filosofi e sostenendo materialmente il loro lavoro. L'architetto Sangallo (1445 ca-1516) disegna fra I'altro la villa dei Medici a Poggio a Caiano. Andrea Verrocchio (1435-1488) è tecnicamente molto esperto grazie alla sua attività di orefice e consapevole dell'importanza dell'opera di Piero della Francesca. II Monumento equestre di Bartolomeo Colleoni (1479) è il suo capolavoro dinamico e drammatico. L'opera celebrativa di Lorenzo de' Medici è di Benozzo Gozzoli (1420-1497), il Corteo dei Magi (1459). Altro artista che lavora alla corte di Firenze è Andrea Pollaiolo (1431- 1498), orafo, pittore e scultore. La rappresentazione del movimento è la caratteristica delle sue opere sia in bronzo (Ercole e Anteo 1475) sia su tavola (Martirio di San Sebastiano 1475).

Botticelli (1445-1510) è I'artista che rappresenta le tendenze della corte medicea per cui realizza l'Adorazione dei Magi (1474) e la Primavera (1478), dalla discussa iconografia è frutto della cultura filosofica della Firenze del Magnifico. Nella Nascita di Venere (1485 ca) le figure sono sempre sinuose e allungate, bidimensionali, lontano dalla ricerca di Masaccio e Piero della Francesca.

Filippino Lippi (1457-1504) negli affreschi per la Cappella Strozzi in Santa Maria Novella raffigura un mondo antico carico di tensione, e altrettanto orientata alla spettacolarità e I'opera di Piero di Lorenzo, detto Piero di Cosimo (1461/61-1521).

Napoli e il Meridione

Con I'unificazione dei Regni di Napoli e di Sicilia sotto Alfonso V d'Aragona nel 1442 inizia un breve periodo di fioritura delle arti, in particolare a Napoli. Figura centrale della produzione pittorica è Colantonio, vicino all'esperienza fiamminga come si può vedere nella Deposizione (1460). Dalla sua bottega emerge uno dei grandi artisti del secondo Rinascimento, Antonello da Messina (1430 ca-1479), che se nel San Gerolamo nello studio (1474 ca) è attento agli esempi fiamminghi, nella costruzione architettonica del San Sebastiano (1476 ca) sente I'influenza di Piero della Francesca. Antonello e il più insigne ritrattista del Rinascimento e dipinge con lo stile fiammingo, fondo scuro, precisione nei dettagli, grande espressività, ma avendo sempre presente I'insegnamento di Piero per quanto riguarda I'impostazione geometrica, come nella Vergine Annunciata (1476).

Mantova

È  in occasione del Concilio del 1459 che Mantova si trasforma in grande corte rinascimentale e può chiamare il noto Andrea Mantegna (1430 ca-1506). Mantegna si distingue per la perfetta impaginazione prospettica, il gusto per il disegno nettamente delineato e per la forma monumentale delle figure, con forti analogie con l’opera di Melozzo da Forlì. II contatto con Ie opere di Piero della Francesca a Ferrara gli fa raggiungere livelli "illusionistici", che saranno tipici della pittura nord-italiana. Attraverso la conoscenza delle opere di Giovanni Bellini le forme dei suoi personaggi si addolciscono, senza perdere monumentalità, e vengono inserite in scenografie più ariose. Nella Camera degli Sposi di Mantova (dal 1465) Andrea Mantegna realizza il suo capolavoro a cominciare dal soffitto con l'Oculo prospettico e con le scene della corte alle pareti, La corte dei Gonzaga, L'incontro del marchese Ludovico Gonzaga col figlio cardinale Francesco. Nel 1478 con il Cristo morto dimostra le sue capacita tecniche in uno scorcio audacissimo.

Venezia e Padova

A Venezia, se il tardogotico in architettura inizia a tramontare solo a partire dal 1470, la pittura viene rinnovata da Giovanni Bellini (1432- 1516), detto il Giambellino, nella cui opera si leggono gli influssi di Piero della Francesca, Mantegna, Antonello come nella Pietà (1460), nella Incoronazione della Vergine (1470), nella Pala di San Giobbe (1485) o nei ritratti, uno su tutti quello del Doge Leonardo Loredan (1502).L’altro grande artista che lavora a Venezia è Vittore Carpaccio (1460 ca-1526), che la raffigura, così come tutti i suoi ambienti, idealizzata e come in un sogno. A Padova la venuta di Donatello, nel 1443, è di capitale importanza per tutto il Rinascimento settentrionale e in pittura la bottega di Francesco Squarcione ha un ruolo rilevante nel diffondere i modi antiquari.

La rinascita di Roma

Dal 1420 con il ritorno del papa a Roma la città conosce un periodo di recupero e rinnovo urbanistico: dalla ricostruzione di San Pietro alle nuove chiese alla Cappella Sistina alla Biblioteca Apostolica. Pietro Perugino (1445/50- 1523) partecipa all'impresa decorativa della Cappella Sistina dipingendo la Consegna delle chiavi a san Pietro (1481) che segna I'inizio della sua carriera. Con lui e a Roma il Pinturicchio (1454 ca-1513) che introduce il tema mitologico negli affreschi degli appartamenti di papa Alessandro VI Borgia.

i maestri del cinquecento

I maestri del Cinquecento

La storia

Fra il XV e il XVI secolo l'Italia diventa teatro di scontro tra la Francia, che conquista il ducato di Milano, e la Spagna, che mantiene il predominio del Meridione. Se Firenze rimane per decenni centro propulsore di attività artistiche, Roma, sede di una corte pontificia sfarzosa, la affianca con rilevanza.

La «maniera moderna»

Pur nella continuità di una produzione artistica volta ad affermare gli ideali umanistici, nel XVI secolo Leonardo, Raffaello, Michelangelo introducono un nuovo linguaggio artistico, definito da Vasari «maniera moderna», caratterizzato dal ricorso al disegno, dallo studio della figura umana e dal movimento, dallo studio dell'antichità classica. L’artista non e più artigiano ma diventa un "altro dio",nel senso che trae la sua ispirazione dalla divinità.

Donato Bramante (Pesaro 1444 - Roma 1514) Architetto e pittore, si forma alla corte di Urbino e si trasferisce a Milano, presso la corte di Ludovico il Moro, dove gli è affidata la ricostruzione di Santa Maria presso San Satiro (14787) e la tribuna in Santa Maria delle Grazie. Nel 1499 si trasferisce a Roma, dove è incaricato della costruzione del Cortile del Belvedere in Vaticano (1503), del Tempietto di San Pietro in Montorio (1502). Nel 1506 è nominato architetto pontificio e papa Giulio II lo incarica di progettare la nuova basilica di San Pietro.

Leonardo da Vinci (Vinci 1452 - Amboise 1519) Formatosi nella bottega di Andrea del Verrocchio, incarna lo spirito universalista della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e della conoscenza. Le osservazioni di Leonardo sulla natura e i fenomeni naturali si riflettono già nelle sue prime opere, Paesaggio della Val d'Arno (1473) e Annunciazione (1472-1473). Nel 1482 è a Milano, dove rimane per circa vent'anni e la sua attività artistica ruota attorno alla corte sforzesca. Sono di questo periodo la Madonna col Bambino, san Giovannino e un angelo (1483), il Ritratto di dama con ermellino (1485), L'ultima cena (1495). Nel 1499 dopo la caduta di Ludovico il Moro si sposta a Mantova, poi a Venezia e quindi a Firenze, dove nel 1503 è  incaricato di illustrare un episodio della storia della città a decorare il Salone dei Cinquecento nel Palazzo della Signoria: la battaglia di Anghiari scelta da Leonardo è andata perduta ma la conosciamo attraverso i cartoni preparatori. Ancora a Milano e poi a Roma fino al 1513, si trasferisce in Francia su invito del re dove muore.

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 - Roma 1520) Comincia a lavorare prima nella bottega del padre poi presso il Perugino e già nello Sposalizio della Vergine (1504) rivela la sua indipendenza compositiva. È  a Firenze dal 1504 dove dipinge la Madonna del cardellino (1505), la Madonna del prato (1506), la Madonna col Bambino e san Giovannino (1507), la Madonna Tempi (1508) nelle quali sempre di più sceglie di rappresentare la natura umana oltre che divina delle figure, mentre nel Trasporto del corpo di Cristo (1507) lo studio del movimento è  il principale interesse di Raffaello. Nel 1508 è chiamato a Roma e gli viene affidata da Giulio Il la realizzazione degli affreschi delle Stanze degli appartamenti papali: nella Stanza della Segnatura dipinge la Disputa del Sacramento, la Scuola di Atene, le tre Virtù capitaIi e il Parnaso; nella Stanza di Eliodoro lavora su indicazioni del papa e gli studi sulla luce e il chiaroscuro sono evidenti. Nel 1514 inizia la terza Stanza detta dell'lncendio di Borgo. Negli stessi anni Raffaello riceve altre committenze come il Trionfo di Galatea (1511), la Madonna della seggiola (1513), la Sacra conversazione (1513). Alla morte del Bramante nel 1514 viene nominato Architetto di San Pietro. L’ultimo dipinto è la Trasfigurazione (1518) terminata poco prima della morte.

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564) Frequenta la bottega del Ghirlandaio e si dimostra portato per la scultura, tanto che nel 1490 Lorenzo de' Medici  lo accoglie alla sua corte. Fin dalle sue prime opere si concentra sulla resa del movimento dei corpi. Alla morte di Lorenzo si reca a Roma, dove soggiornerà fino alla morte: è di questo periodo la Pietà (1498). A Firenze riceve numerose commissioni tra le quali il David (1501), di derivazione greca, la Sacra famiglia con san Giovannino o Tondo Doni (1503),  unica tavola finita. Nel 1505 papa Giulio II gli commissiona il progetto e la realizzazione del proprio mausoleo che si protrarrà per quarant'anni e per il quale scolpisce le Vittorie, i Prigioni, il San Paolo, le personificazioni della Vita attiva e della Vita contemplativa, il Mose (1513). Nel 1508 comincia ad affrescare la volta della Cappella Sistina in un crescendo di vitalità e potenza fisica. A Firenze nel 1515 vince il concorso per la progettazione della facciata di San Lorenzo e nel 1520 riceve I'incarico di progettarne la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Laurenziana (1524). A Roma nel 1534 dipinge la parete di fondo della Cappella Sistina con il Giudizio universale e subito dopo si dedica agli affreschi della Cappella Paolina con la Conversione di san Paolo (1542) e la Crocifissione di san Pietro (1546). Nel 1547 Paolo III nomina Michelangelo Architetto della basilica di San Pietro; completa inoltre la facciata di Palazzo Farnese, cura la sistemazione urbanistica di piazza del Campidoglio (1538). Continua I'attività di scultore con I'indagine della Pietà come contemplazione della morte, come nella Pietà del duomo di Firenze (1550) e nella Pietà  Rondanini (1552).

Diffusione e fortuna del classicismo in Italia

Nel XVI secolo artisti e architetti si ispirano a modelli "classici",sia le opere d'arte antiche sia i lavori realizzati da grandi maestri contemporanei come Leonardo, Raffaello e Michelangelo. A Roma Baldassarre Peruzzi apprende dal Bramante I'atteggiamento sperimentale e realizza villa detta "La Farnesina" (1505) e Palazzo Massimo alle Colonne (1535 ca), dove il rapporto tra spazio reale e illusorio vene risolto in chiave scenografica. A Roma è attivo negli stessi anni Antonio da Sangallo il Giovane, che nel 1515 inizia i lavori di costruzione di Palazzo Farnese dove viene messo in rilievo il rapporto tra esterno e interno secondo i principi della tradizione classica. II Sansovino è da ricordare tra i grandi innovatori dell'architettura di Venezia, dove lavora dal 1527 secondo la rigorosa sintassi del classicismo studiato a Roma e dove ridisegna piazza San Marco.

Venezia e il trionfo del colore

In alta Italia, il centro culturale del tardo Rinascimento è Venezia, che per posizione e ricchezza favorisce scambi e incontri fra artisti italiani e stranieri. Caratteristica della pittura veneta è I'assenza del disegno a favore del colore, come si può osservare nelle opere del Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 - Venezia 1510): la Pala di Castelfranco (1504), I tre filosofi (1506) e La tempesta (1506).

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/89 ca - Venezia 1576) è pittore a Venezia e nei maggiori ducati dell'Italia settentrionale. Formatosi alla bottega di Bellini e del Giorgione, apprende da quest'ultimo la nuova tecnica pittorica dell'accordo tonale. Si dedica alla raffigurazione di soggetti classici come Amor Sacro e Amor Profano (1515) e riceve importanti commissioni di affreschi e teleri (grandi composizioni su tela) come l'Assunta (1516) e la Sacra conversazione con i donatori (1519) per Santa Maria dei Frari, la Resurrezione di Cristo (1520). Negli anni Venti e Trenta esegue il Ritratto di Carlo V (1522) e la Venere di Urbino (1538). Colori pastosi e pennellate poco definite caratterizzano i lavori degli anni Quaranta (Paolo III Farnese con i nipoti 1546) fino alla Pietà (1570) dove i colori sono scuri, le pennellate imprecise, I'atmosfera drammatica.

Lorenzo Lotto (Venezia 1480 ca - Loreto 1556) costruisce la sua fama e fortuna lontano da Venezia in autonomia rispetto alla "riforma tonale" del Giorgione e alla riduzione del ruolo del disegno, come nel Ritratto del vescovo Bernardo de' Rossi (1505).

Parma Elemento fondamentale dei dipinti di Antonio Allegri detto il Correggio (Correggio 1489-1534) è la luce: ha accolto la lezione di Leonardo sul chiaroscuro e di Raffaello sullo sfumato. Elemento di modernità è I'uso dello spazio reale e la creazione di uno spazio illusorio come nella Visione di san Giovanni a Patmos (1520).

II Rinascimento in Europa

Contributi al Rinascimento tedesco vengono da Albrecht Durer, noto anche come raffinato incisore (II cavaliere, la morte e il diavolo, 1513), e dalla «scuola del Danubio» soprattutto con Hans Holbein il Giovane, che si specializza nella ritrattistica (Ritratti degli ambasciatori francesi alla corte inglese, 1533). Nei Paesi Bassi Hieronymus Bosch rende protagonisti della tela i temi mistici in ambienti quotidiani (II giardino delle delizie, 1503), mentre Pieter Bruegel il Vecchio nasconde infinite dotte citazioni nelle sue comiche tavole (Proverbi fiamminghi, 1559).

il manierismo

L'imporsi della Maniera

La storia

Nel 1519 Carlo d'Asburgo, re di Spagna, diviene imperatore come Carlo V e avvia una politica di espansione che porterà gli spagnoli a conquistare Milano e l'Italia meridionale (pace di Cateau-Cambresis,1559) e a saccheggiare Roma (1527).

La crisi del Rinascimento

II termine maniera e onnipresente e con molti significati nel Cinquecento, a partire da Vasari che lo utilizza per indicare lo stile, I'abilita artistica di un autore. La preparazione richiesta a un pittore nel Cinquecento è universale, anche religiosa: comprende norme di comportamento etico e sociale che gli consentano di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questa si traduce nella "maniera" di dipingere; e per Vasari I'espressione più alta della "buona maniera" di dipingere è in Raffaello e Michelangelo. Ma la "maniera", lo "stile", si traduce negli autori successivi in ricercatezza, artificio, preziosismo.

Firenze e lo sperimentalismo anticlassico

II Pontormo (1494-1556) nella tavola Giuseppe in Egitto (1515) rivela la sua fantasia e irrazionalità nell'impostazione scenografica e nella scelta dei colori. Rosso Fiorentino (1495-1540) usa colori cangianti che producono effetti di luce a creare masse d'impatto visivo come nel Cristo morto sorretto da angeli (1524).

La grande stagione della Maniera

L’età della Maniera inizia fra il 1520, anno della morte di Raffaello Sanzio, e il 1527, anno del Sacco di Roma, che vede la fuga dalla città degli allievi di Raffaello a diffondere il nuovo stile in tutta la Penisola (tra questi Perin del Vaga a Genova, Polidoro da Caravaggio a Napoli e poi in Sicilia, il Parmigianino a Bologna e a Parma) e in Francia, a Fontainebleau, con Rosso Fiorentino e Primaticcio. Giulio Romano (1499-1545), allievo prediletto di Raffaello, porta a termine numerosi lavori del maestro e ne rielabora il classicismo privilegiando decentramenti nella prospettiva uniti a effetti teatrali. La formazione del Parmigianino (1503-1540) risente dell'influenza del Correggio, del rapporto con gli allievi di Raffaello e della scuola di Michelangelo: il disegno, non più interpretato come "schizzo",diviene opera autonoma, entro cui si esprime tutta la fatica della creazione (La Madonna dal collo lungo, 1534). Del Bronzino (1503-1572) è tipica la ricerca della monumentalità e della bellezza formale vicina al virtuosismo nel ritratto.

II rinnovamento pittorico a Venezia

Autonoma dal punto di vista artistico, I'area veneta accoglie il fenomeno della Maniera: e in questi anni che Tiziano Vecellio si indirizza allo studio della luce. L:abilita del Tintoretto (1518-1594) consiste nel particolare uso del colore, per dare luce al disegno che evidenzia i personaggi proiettandoli in una realtà scenografica come nell'Ultima cena (1592). Paolo Veronese (1528-1588) usa il colore in modo innovativo adottando colori complementari, senza il nero, in modo da sfruttarne a pieno la luminosità come nella Cena in casa di Levi (1573).

Architetti tra Maniera e rinnovamento

Giorgio Vasari (1511-1574), pittore, scultore, architetto e trattatista, si forma a Firenze dove dal 1555 e coordinatore dei cantieri medicei e dove si dedica alla costruzione del Palazzo degli Uffizi (1560). II Vignola (1507-1573) lavora a Roma come architetto dei Farnese per i quali realizza edifici civili, fra cui Villa Giulia, e religiosi.

Andrea Palladio (1508-1580) è I'architetto più importante della Serenissima, nel cui territorio progetta ville, chiese e palazzi in un elegante classicismoscenografico (Villa Capra, 1550).

La scultura nell'età della Maniera

 Benvenuto Cellini (1500-1571) si forma come orafo e lavora in diverse città: alla corte francese di Francesco I esegue la Saliera in oro e smalto (1543).

II Giambologna (1529-1608) si forma ad Anversa e lavora a Firenze dove partecipa alla risistemazione dei parchi medicei e realizza il gruppo marmoreo del Ratto della Sabina (1583).

La diffusione della Maniera in Europa

Molti artisti italiani lavorano presso le corti europee, in Francia soprattutto, dove contribuiscono a rinnovare il linguaggio artistico.

II giardino manierista

Le ville fatte costruire dalle nobili famiglie sono circondate da giardini progettati come spazi della meraviglia. II giardino di Bomarzo, progettato da Vicino Orsini per il proprio castello nel 1555, è un famoso giardino manierista, in provincia di Viterbo, con figure misteriose e fantastiche in tufo. II Giardino di Boboli di Palazzo Pitti a Firenze si articola in una serìe di fontane, vasche e una grotta decorata.

Caratteristiche ricorrenti dell’arte manierista

  • una costruzione della composizione complessa, molto studiata, fino ad essere artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva, talvolta con eccentricità nella disposizione dei soggetti, tipica è la figura serpentinata, cioè realizzata come la fiamma di un fuoco o una s;
  • un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni e movimenti, a costo di essere a volte irrealistico;
  • grande varietà di sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla situazione rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti, metafisiche, a volte maestose, soprannaturali;
  • grande varietà nelle pose, che come quelle di Buonarroti intendono suggerire movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del soggetto;
  • uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di solito importante e caratteristico, fino a diventare innaturale;
  • anche i colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di staccarsi dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera su coloriture più artefatte e insolite.

 

 

i carracci e caravaggio

I Carracci e il Caravaggio

La storia

Riforma e Controriforma hanno sconvolto gli assetti dell'Europa del Cinquecento. L'applicazione della Controriforma da parte della Chiesa cattolica conduce il Seicento verso un clima di profonda restaurazione: difesa della Controriforma e lotta al Protestantesimo sono le principali attività culturali del tempo e i processi per eresia di Giordano Bruno, bruciato sui rogo nel 1600, e di Galileo Galilei, nel 1633, ne sono un esempio. Papa Clemente VIII prosegue I'opera di recupero dei luoghi della prima cristianità. In questo clima due grandi personalità sono protagoniste: Annibale Carracci e Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

I Carracci

Nel 1585 i pittori bolognesi Agostino Carracci (1557-1602), il fratello Annibale (1560- 1609) e il cugino Ludovico (1555-1619) fondano l'Accademia del Naturale con il fine della riproduzione dal vero, di ispirazione manieristica ma con riferimenti alla tradizione tardorinascimentale. Annibale Carracci diviene per il suo genio creativo uno dei maggiori artisti del suo tempo. Lo studio della realtà (II mangiafagioli, 1583) si accompagna all'uso di colori vivaci e alla forte resa espressiva (Crocifissione con la Vergine e santi, 1583), secondo le indicazioni della Chiesa riformata. Dal 1595 soggiorna a Roma, protagonista della scena pittorica, crea uno stile classico e grandioso che si ispira a Raffaello e Michelangelo (Pietà, 1599) come testimoniano gli affreschi di Palazzo Farnese (1598). Con il contributo dei Carracci la pittura del paesaggio diviene un genere (Fuga in Egitto, 1603) e Francesco Albani (1578-1660) ne e il ligio continuatore (Trionfo di Diana, 1617), A Roma giungono gli allievi dell'Accademia di Bologna e Guido Reni (1575-1642) diventa uno dei maggiori rappresentanti del classicismo seicentesco (La strage degli innocenti, 1611), mentre il Guercino (1591-1666) diventa straordinario colorista (L'angelo appare ad Agar e Ismaele, 1652).

II Caravaggio

Michelangelo Merisi (Milano 1571 - Orbetello 1610) detto il Caravaggio studia a Milano e a Roma per poi divenire protetto del cardinale Francesco Maria Del Monte che lo introduce nella città papalina dove ottiene i primi successi (Sacco, 1596; Medusa, 1598). Gli incarichi che assolve nel giro di poco consolidano la sua fama: un ciclo dedicato a san Matteo, 1599; la Crocifissione di san Pietro, 1600; la Conversione di san Paolo, 1600, Nel Caravaggio I'uso della luce e delle ombre è fondamentale per la costruzione dei volumi, ispirato alla realtà per potenziare la drammaticità delle rappresentazioni (Deposizione di Cristo, 1602).

Una famiglia di caravaggeschi:

Orazio e Artemisia Gentileschi II Caravaggio non ha creato una scuola né ha avuto allievi, ma molti artisti a Roma cercano di seguire il suo modo di dipingere. Tra i seguaci Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia, con risultati eleganti e raffinati dal primo (lncoronazione di spine, 1610) tanto quanto truculenti dalla seconda (Giuditta e Oloferne, 1620).

il barocco

Il Barocco

La storia

II Barocco produce i primi frutti nella Roma degli anni Trenta del Seicento, per poi sfumare nel Rococo del secolo successivo. E la Chiesa che celebra la riconquistata potenza con una serie di committenze rivolte ad artisti barocchi; a promuoverle i pontefici provenienti dalle più potenti famiglie dell'aristocrazia romana.

Il 600 fu il secolo della controriforma cattolica, in tutta Europa si combatterono numerose guerre in nome della fede, sconvolgendo i precedenti rapporti di potere.

Il termine barocco viene applicato all'arte del seicento già a partire dal XVIII secolo assumendo un significato dispregiativo indicando un'arte esagerata e bizzarra, soltanto in tempi moderni si è tolto a questo termine le sue valenze negative.

L'arte di questo periodo, nata come risposta al protestantesimo, assunse un ruolo di grande importanza per la diffusione al popolo delle idee controriformiste e venne usata come mezzo per ricondurre il popolo alla dottrina cattolica.

L'arte barocca aveva il compito di toccare direttamente l'animo e i sentimenti della gente e per far questo era necessario che essa assumesse forme grandiose e monumentali.
Il gusto barocco si diffuse però non solo nei paesi cattolici, ma le sue caratteristiche si ritrovano anche nei paesi protestanti.

 

I caratteri del Barocco

Definire lo stile barocco non è molto difficile:

  • linea curva. Nulla procede per linee rette, tutto deve avere andamento sinuoso: persino le gambe di una sedia o di un tavolo devono essere curvi, anche se ciò non sempre può essere razionale. Le curve che un artista barocco usa non sono mai semplici. Si va dalle ellissi alle spirali, con una preferenza per tutte le curve a costruzione policentrica. Tanto meglio se poi i motivi si ottengono da intrecci di più andamenti curvi.
  • complessità. Nulla deve essere semplice, ma deve apparire come il frutto di un virtuosismo spinto agli estremi del possibile. In pratica l’effetto che un’opera barocca deve suscitare è sempre la meraviglia. Dinanzi a essa si doveva restare a bocca aperta, chiedendosi come fosse possibile realizzare una cosa del genere.
  • horror vacui. Con tale termine si indica quell’atteggiamento di non lasciare alcun vuoto nella realizzazione di un’opera. In un quadro, per esempio, ogni centimetro della superficie era sfruttato per inserire quante più figure possibili. In una superficie architettonica non vi era neppure un angolo piccolo e nascosto che non fosse stuccato con qualche cornice dorata o con qualche inserto di finto marmo. Ciò produce la sensazione che un’opera barocca abbia una «densità» eccessiva.
  • effetto illusionistico. Ciò è intimamente legato all’atteggiamento di considerare l’arte soprattutto come decorazione. Per cui i finti marmi o le dorature erano utilizzate in sovrabbondanza, per creare l’illusione di preziosità non reali, apparenti. L’effetto illusionistico è utilizzato anche in pittura e in scultura. Nel primo caso la grande padronanza tecnica della prospettiva consentiva di creare effetti illusionistici di grande spettacolarità. In scultura la padronanza tecnica al limite del virtuosismo più esasperato, consentiva di imitare nel duro marmo aspetti di materiali più morbidi con effetti illusionistici straordinari.
  • effetto scenografico. Le opere barocche, in particolare quelle architettoniche e monumentali in genere, costituiscono sempre dei complessi molto estesi che segnano con la loro presenza tutto lo spazio disponibile. In tal modo il barocco è la quinta teatrale per eccellenza che fa da cornice alla vita del tempo, anch’essa regolata da aspetti e cerimoniali improntati a grande decoro.

 

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) e "I'artista barocco", versatile come Michelangelo e influente come Vasari, è celebre e gode dei privilegi della sua fama. II marmo è lavorato da Bernini per rendere la diversità delle superfici rappresentate, come in Apollo e Dafne (1622) e nel David(1623) e un esempio dell'originalità dello scultore. Nel1629 è incaricato da papa Urbano VIII della costruzione della facciata di Palazzo Barberini (1629), Esegue il Baldacchino (1624) della basilica di San Pietro e  il Monumento funebre di Urbano VIII (1627) ma e con la realizzazione della Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria che attua I'integrazione tra pittura scultura e architettura (1647), uno spazio teatrale dove si svolge l'Estasi di santa Teresa d'Avila. Dal 1655 realizza la Cattedra in San Pietro e il Colonnato delia basilica (1656).

 

Francesco Borromini Francesco Castelli detto Borromini (Bissone, 1599 – Roma 1667) lavora come architetto accanto a Bernini ma mal si sopportano: se Bernini è estroverso e solare, Borromini è tormentato e introverso,  non concepisce I'artista poliedrico, predilige materiali poveri e non ama gli aspetti scenografici. La chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1638) è considerata il capolavoro del Barocco, ma Borromini lavora anche alla progettazione e realizzazione di Sant'Ivo alla Sapienza (1642), Sant'Agnese in Agone (1653), il Palazzo di Propaganda Fide (1646).

 

Pietro da Cortona Pietro Berrettini detto da Cortona (Cortona 1596 – Roma 1669) è il terzo protagonista della scena barocca romana .Il ratto delle Sabine del 1629 è da considerarsi il manifesto della pittura barocca: il soggetto mitologico è impaginato secondo una disposizione centrifuga e non simmetrica, Decora la Sala della Stufa a Palazzo Pitti e quindi la galleria di Palazzo Pamphili in piazza Navona (1651). Come architetto progetta la chiesa dei Santi Martina e Luca (1635) e I'interno di Santa Maria della Pace.

 

Ulteriori sviluppi dell'arte romana Scomparsi Borromini e Pietro da Cortona e il mecenate Alessandro VII, I'ambiente artistico romano declina e la supremazia culturale si sposta a Parigi, alla corte di Luigi XIV, il Re Sole. L’eredità è raccolta da Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (1639-1709), e da Andrea Pozzo (1642-1709).

 

II Barocco fuori Roma

II Barocco non e un fenomeno limitato a Roma. A Torino Guarino Guarini (1624-1683) progetta secondo quello stile la Cappella della Santa Sindone (1667) oltre al palazzo della famiglia Carignano (1679). A Venezia Baldassarre Longhena (1598-1682) sintetizza il Barocco romano e la tradizione locale in Santa Maria della Salute a pianta ottagonale. II Barocco leccese è un raro esempio di qualità come la chiesa di Santa Croce dei Celestini.

La pittura europea del Seicento

Pieter Paul Rubens (1577-1640) studia a lungo in Italia e apre poi un atelier dei più produttivi in Europa cui collabora Antoon van Dyck (1599-1641). La vitalità carica di sensualità, sottolineata dal colore, è la caratteristica di tutta I'opera di Rubens.

Diego Rodriguez de Silva y Velazquez (1599-1660) viaggia in Italia. La famiglia di Filippo IV (1656) è I'esempio dell'uso della luce e della costruzione scenica propri dell'artista. Rembrandt van Rijn (1606-1669) rappresenta il credo calvinista dei Paesi Bassi. Jan Vermeer (1632-1675) rappresenta il tentativo di riportare alla fama la pittura fiamminga rendendola originale.

il settecento

 

Il Settecento

La storia                                                       

II XVIII secolo e un periodo di profondi cambiamenti per l'Europa. Le Guerre di Successione per il  trono di Spagna, Polonia e Impero vedono gli schieramenti cambiare di volta in volta. L’Italia, con il rafforzamento dell'Impero, si trova sotto I'influenza austriaca al nord, mentre i Savoia estendono il dominio su Lombardia e Sardegna.

 

Un secolo di transizione

Nel corso del Settecento si assiste alla nascita di un gusto europeo per un uomo che è esploratore dell'universo. Non a caso presso I'aristocrazia si diffonde I'abitudine di compiere un "viaggio di formazione" culturale attraverso l'Europa con tappa in Italia, patria dell'arte. In questa atmosfera cresce il gusto per la decorazione alla ricerca di una bellezza fine a se stessa, piacevole per lo spettatore: I'elemento decorativo diventa il protagonista dell'opera d'arte.

 

L'architettura e il rifiuto della tradizione

II Rococò in architettura esprime in modo chiaro il rifiuto della tradizione. La caratteristica è il principio della «convenienza», secondo il quale la forma di un edificio va distinta in base alla funzione. Napoli è dominata da Ferdinando Sanfelice, a Roma occupa un ruolo di primo piano Carlo Fontana (facciata di San Marcello al Corso), con Ferdinando Fuga (facciata di Santa Maria Maggiore) e Francesco De Sanctis  (Scalinata di Trinità dei Monti). A Roma fa da ponte tra Barocco e Rococò Luigi Vanvitelli (1701-1773) che dagli anni Quaranta dirige la Fabbrica di San Pietro e nel 1750 è a Napoli per la costruzione della Reggia di Caserta per Carlo di Borbone. A Torino Filippo Juvarra (1678-1736) è chiamato come architetto personale di re Vittorio Amedeo II di Savoia per lo sviluppo del piano urbanistico di Torino, dove è autore tra I'altro della Basilica di Superga e di Palazzo Madama. Casi interessanti di completa ricostruzione di città sono Noto, distrutta da un terremoto nel 1693 e riedificata a opera di Giuseppe Lanza con I'impiego di architetti di livello internazionale e maestranze locali, e Ragusa.

 

La scultura nell' Italia Meridionale

In quest'epoca la scultura completa i programmi iconografici con gli stucchi o negli spazi di passaggio o all'esterno, come ad esempio nei vasti giardini della Reggia di Caserta. In Sicilia Giacomo Serpotta (1652-1732) sintetizza tradizione locale e nuove tendenze con opere solo in stucco (Battaglia di Lepanto, 1686).

 

I grandi centri italiani della pittura rococò

Sebbene il Rococò abbia origine nelle arti decorative, lo stile mostra la sua influenza anche nella pittura. A Roma Sebastiano Conca lavora a diverse pale d'altare, come il più acclamato Pompeo Batoni. A Napoli Francesco Solimena, come altri colleghi italiani, lavora anche presso corti straniere. A Bologna la scuola dei Carracci prosegue nell'Accademia Clementina con Giuseppe Maria Crespi che studia la natura e la luce. A Venezia trionfa la fantasia luminosa di Sebastiano Ricci in Ercole e Caco (1706), e la definizione dei protagonisti tramite il chiaroscuro di Giovan Battista Piazzetta. Ma è Giambattista Tiepolo (1696-1770) a dover essere considerato I'ultimo esponente della cultura pittorica veneziana con i suoi grandi racconti svolti con colori luminosi come nel Giudizio di Salomone (1726) 0 negli affreschi della residenza di Wurzburg (1751).II "vedutismo" è un genere pittorico già in voga dal Cinquecento che raggiunge il suo carattere definitivo nel XVIII secolo a partire da Gaspar van Wittel con paesaggi urbani a documentazione del mondo contemporaneo per proseguire con Giovanni Antonio Canal (1697-1768) detto il Canaletto che abbandona la scenografia per la pittura con un intento di cronaca della gloria di Venezia (Ritorno del Bucintoro ..., 1729). La maniera del Canaletto è richiesta anche all'estero ad artisti come Bernardo Bellotto e a Francesco Guardi, I'ultimo vedutista della laguna.

Oltre I'Italia, verso la nuova società

Con la morte di re Luigi XIV, I'arte come celebrazione delle Stato lascia il campo all'arte decorativa per gli aristocratici come accade a Jean-Antoine Watteau, nei ritratti di piccole dimensioni di personaggi dell'alta società, o a Francois  Boucher che ne raccoglie tutto il repertorio delia decorazione rocaille.  In Inghilterra William Hogarth usa la narrazione per immagini nei suoi cicli di descrizione caricaturale della realtà  quotidiana, mentre Sir Joshua Reynolds e Thomas Gainsborough usano il ritratto per una rinnovata tradizione inglese.

il neoclassicismo

Il Neoclassicismo

La storia

La pace di Aquisgrana del 1748 segna I'inizio della crisi delle monarchie basate sul diritto divino. Ma nuovi sovrani "illuminati" regnano dalla seconda meta del XVIII secolo secondo principi razionali: Federico II di Prussia, Maria Teresa d'Austria, Caterina II di Russia. La dottrina illuminista si diffonde nei territori oltreoceano dando origine alla Guerra d'indipendenza americana nel 1775, alla proclamazione dell'indipendenza e alla nascita nel 1783 degli Stati Uniti d'America. La grande eco della Rivoluzione americana porta a un tentativo di avviare riforme sociali in Francia ma, nel luglio 1789, scoppia la Rivoluzione. La Repubblica francese espande i propri territori con il generale Napoleone Bonaparte che e proclamato imperatore nel 1804. La politica di espansione della Francia viene frenata dalle potenze europee, Russia, Austria e Prussia, che con il Congresso di Vienna (1814) vedono ristabilito un ordine e la legittimazione dei sovrani.

 

Un nuovo ruolo per I'arte: I'educazione

L’Europa del XVIII secolo è testimone di notevoli cambiamenti culturali caratterizzati da idee laiche e principi razionali e scientifici nell'ottica di una progressiva e totale emancipazione dell'uomo: il sapere è lo strumento per migliorare la condizione umana. Anche I'arte ha un ruolo educativo, etico e civile e I'arte antica torna a essere il modello ispiratore. Le scoperte archeologiche (Ercolano, Pompei, Palatino) promuovono il collezionismo e la formazione dei musei.

 

L'urbanistica e I'architettura

La funzionalità ispirata dall'Illuminismo si riflette nell'architettura, con volumi semplici, e nell'urbanistica, con la pianificazione degli spazi delle città in crescita. In Inghilterra I'ispirazione trae spunto dalle ville palladiane e dalle forme greco-romane. In Francia vengono elaborati progetti grandiosi e celebrativi, soprattutto in epoca napoleonica (Arco di Trionfo a Parigi), mentre in Germania I'ispirazione e strettamente attinente allo stile greco (Porta di Brandeburgo, Berlino). Artisti italiani lavorano a San Pietroburgo dove esportano lo stile palladiano. In Italia, Milano muta più di altre città il proprio aspetto con gli interventi di Giuseppe Piermarini con il Palazzo Belgioioso e soprattutto con il Teatro alla Scala e la Villa Reale di Monza; a Roma il progetto di Villa Albani, ad opera di Carlo Marchionni, è un esempio di recupero del classicismo cui si dedica anche Giuseppe Valadier come urbanista a piazza del Popolo oltre che architetto.

 

La scultura

La distinzione tra "copia" e "imitazione" dell'antico occupa il dibattito neoclassico sulla scultura. II più grande esponente della scultura neoclassica, Antonio Canova (1757-1822), si ispira alla classicità greca senza imitarla lavorando il marmo fino a ottenere una bellezza idealizzata, eterna e universale, secondo i canoni del classicismo più ortodosso. A Roma lavora il danese Bertel Thorvaldsen come degno rivale di Canova, recuperando la forma classica aderendo fedelmente a quelle formule di composizione.

 

La pittura

 Anche la pittura si attiene al rigore neoclassico del XVIII secolo. Roma e Parigi sono i centri di maggior divulgazione del nuovo genere della pittura di storia, con riferimenti ai temi del passato e contemporanei secondo una funzione civica e didascalica. II pittore Anton Raphael Mengs è il teorico di questo nuovo gusto. Jacques-Louis David (1748-1825) riveste un ruolo rilevante nella vita politica francese dopo la Rivoluzione e con I'avvento al potere di Napoleone di cui diviene il pittore ufficiale. Jean-Auguste-Dominique

Ingres (1780-1867), allievo di David, attribuisce all'arte un valore assoluto, al primo posto davanti a tutto. Andrea Appiani è il rappresentante del Neoclassicismo lombardo con grandi imprese pittoriche che ornano la Rotonda della Villa Reale di Monza e la Villa Reale di Milano. Vincenzo Camuccini (1771-1844) si inserisce nel filone della pittura storica con intento morale e civile.

il romanticismo

Romanticismo e Realismo

La storia

Nei primi decenni dell’Ottocento la diffusione delle idee liberali e nazionaliste è contrastata dal tentativo di restaurare il mondo feudale-aristocratico operato dopo il Congresso di Vienna: ne derivano moti rivoluzionari ai quali, verso la metà del secolo, si aggiungono le prime lotte operaie. La Rivoluzione industriale infatti, si diffonde in Francia, Belgio, Germania, Italia e Russia: il continuo succedersi d’invenzioni, lo straordinario sviluppo dei trasporti, le grandi concentrazioni urbane con la nuova classe sociale, il proletariato, trasformano il paesaggio umano e quello geografico.

Si impongono sempre più il ruolo della scienza, l’importanza della comunicazione , la necessità dell’istruzione.  Suddivisa in nazioni in accesa concorrenza, l’Europa estende dappertutto il proprio dominio coloniale (imperialismo), gli Stati Uniti d’America si apprestano a diventare la più grande potenza del pianeta. Verso la fine del XIX secolo nascono le prime organizzazioni di massa: sono i partiti politici e sociali.         

 

Dalle forti passioni alla realtà 

II Romanticismo è il movimento che contagia l'Europa dagli anni Venti. In opposizione al classicismo, il movimento romantico privilegia il sentimento e la spiritualità del genio creativo; utilizza nuovi criteri per valutare il "bello": il "pittoresco" e il "sublime"; rivaluta il Medioevo preferendolo all'antichità greco-romana,

 

II Preromanticismo

In Germania I'avvento del Romanticismo è preparato dalla corrente dello Sturm und Drang grazie soprattutto a Johann Wolfgang Goethe, in aperta avversione al razionalismo illuminista, Goethe è uno dei maggiori ammiratori di Caspar David Friedrich (1774-1840),  prototipo dell'artista romantico, solitario e tormentato, L’aspetto spirituale e integrante della sua produzione, soprattutto paesaggistica, dove la natura viene rappresentata in tutta la sua vastità, a voler dare espressione al senso d'impotenza dell'uomo, essere finito, di fronte alla natura, manifestazione infinita (L'abbazia nel querceto,1809), In Inghilterra William Blake (1757-1827) dipinge visioni e sogni (Elohim crea Adamo, 1795), sull'orma del pittore svizzero Heinrich Fiissli (1741-1825; L'incubo, 1781).

 

II Romanticismo

La poetica romantica si basa sul concetto che la natura non produce il bello ideale, ma immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco e il sublime.

Secondo le teorie di Burke il pittoresco e il sublime sono due opposti tra loro, il sublime non nasce dal bello, ma nasce dai sentimenti di paura e di orrore del vuoto e dell'infinito. Secondo Kant il sublime nasce dal conflitto tra sensibilità e ragione e dal sentimento di sgomento, di fragilità che prova l'uomo di fronte allo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali.

Il Romanticismo rifiuta l’ideale neoclassico della bellezza perfetta, riscopre il sentimento, la fantasia, l’irrazionalità, sostiene la superiorità del sentimento sull’intelletto, esalta la libertà e la spontaneità dell’artista.

L’artista romantico, infatti, è libero di esprimere il proprio mondo interiore e di dare spazio, nelle sue opere, ai sentimenti per comunicarli all’osservatore.

La pittura romantica sviluppa in particolare alcune tematiche:

  • Quella naturalistica indaga il rapporto uomo-natura e si diffonde soprattutto in Inghilterra;
  • Quella mistico- religiosa, con l’uomo inserito in paesaggi spiritualizzati e immerso in atmosfere religiose, si sviluppa principalmente in Germania;
  • Quella storica esalta i sentimenti patriottici e l’aspirazione dei popoli alla libertà; si diffonde in particolare in Francia e in Italia.

 

In Inghilterra John Constable (1776-1837) si concentra nella riproduzione realistica dei paesaggi della campagna inglese, cogliendo il cambiamento dei fenomeni atmosferici al fine di indurre un sentimento di dolce nostalgia, per mezzo di colori soffusi e di linee morbide e decorative (II carro di fieno, 1821). Joseph Mallord William Turner (1775- 1851) si dedica alla raffigurazione di soggetti mitologici, biblici e storici in grandiose vedute che rompono le convenzioni accademiche, arrivando a dissolversi fino all'astrazione (II mattino dopo il diluvio, 1843), In Francia Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875) sulla scia di Constable si dedica al vedutismo dal "vero" per mezzo di pennellate sintetiche, tinte argentee, forme sfocate (II ponte di Narni, 1826), Theodore Gericault (1791-1824) con La zattera della Medusa (1818) sintetizza un tragico evento idealizzandolo, Eugene Delacroix (1798-1863) realizza una allegoria politica dopo i moti del 1830, La Libertà che guida il popolo (1830), fortemente emotiva e coinvolgente, Con il dipinto Pietro Rossi si congeda dalla famiglia (1818) Francesco Hayez (1791-1882) diventa il pittore più rilevante del Romanticismo pittorico italiano, che anela alla realizzazione di ideali patriottici, Antonio Fontanesi (1818-1882), Filippo Palizzi (1818-1899) con il fratello Giuseppe Palizzi (1812- 1888) operano la trasformazione della pittura di paesaggio italiana verso una rappresentazione della realtà in chiave lirica.

È da precisare  che, in Italia, il Romanticismo coincide cronologicamente con quella fase storica che definiamo Risorgimento. Ossia il periodo, compreso tra il 1820 e il 1860, in cui si realizzò l'unità d'Italia. Pertanto parte dei contenuti culturali del Romanticismo furono indirizzati al risveglio della identità nazionale.

 

Altre poetiche dell'Ottocento

I nazareni, un gruppo di allievi dell'Accademia di Vienna, intendono rinnovare I'arte per farne un vessillo di idee religiose e patriottiche in opposizione al Neoclassicismo. La pittura dei nazareni è colta, lontana dalla realtà, con riferimenti a celebri opere letterarie e si esprime con precisione nel disegno e con vivaci colori (Friedrich Overbeck, Italia e Germania, 1811), Nel 1848 un gruppo di pittori e letterati fonda la Confraternita preraffaellita con I'intento di restaurare il rigore spirituale e I'adesione al mondo naturale facendo riferimento all'arte del Quattrocento fino a Raffaello, Soggetti seri ed elevati danno risultati molto diversi fra loro (Dante Gabriel Rossetti, Ecce ancilla Domini, 1850; Ford Madox Brown, Illavoro),

 

II Realismo in Francia e in Italia

II Realismo prende le mosse da Gustave Courbet (1819-1877) e si diffonde dalla Francia in tutta Europa a partire dagli anni Cinquanta dell'Ottocento, Partendo dal pensiero socialista di Proudhon, Courbet introduce I'esigenza di educare con I'arte (Gli spaccapietre, 1849), II movimento dei macchiaioli ha contribuito al rinnovamento della cultura figurativa italiana proponendo un linguaggio moderno. Giovanni Fattori (1825-1908) e il più originale con uno stile sempre personale e ben individuabile (II campo italiano dopa la battaglia di Magenta, 1862), Silvestro Lega (1826-1895) dipinge un diario intimo (II canto dello stornello, 1867) mentre Telemaco Signorini (1835-1901) e più aperto alle tematiche del Naturalismo europeo (La sala delle agitate, 1865),

l'impressionismo

L'Impressionismo

La storia

L’Europa della meta dell'Ottocento e scossa da moti rivoluzionari che toccano la Francia, dove viene proclamata la Seconda Repubblica, la Germania, la Prussia, l'Austria, l'Italia dove i moti del 1848 si concludono con la proclamazione dell'Unita nazionale nel 1861 e con Roma capitale nel 1870. II processo di industrializzazione raggiunge la sua massima espansione e si concentra in un numero esiguo di Stati. II pensiero socialista porta all'organizzazione su scala internazionale del movimento operaio. In Italia lo sviluppo industriale arriva solo al nord e alla fine dell'Ottocento.

 

L'architettura del secondo Ottocento

Le Esposizioni universali diventano I'occasione per il confronto di manufatti provenienti da tutto il mondo industrializzato e per I'esibizione di enormi strutture architettoniche realizzate con materiali inusuali e con tecniche nuove (Crystal Palace, Londra, 1851; Tour Eiffel, Parigi, 1889). Parallelamente all'architettura industriale si sviluppa un gusto "eclettico" che fonde elementi di epoche diverse, ricomposti o rivisitati: l'Opéra di Parigi di Jean-Louis-Charles Garnier  è la sintesi degli stili rinascimentale e barocco; le nove cupole vetrate della sala di lettura della Biblioteca Nazionale, di Henri Labrouste, sono rette da colonne in leggera ghisa a richiamare lo stile tardogotico. In Italia sono prediletti gli stili neoromantico e neorinascimentale, che rimandano a uno stile nazionale legato agli ideali del Risorgimento (Galleria Vittorio Emanuele a Milano, Altare della Patria a Roma, Mole Antonelliana a Torino).

 

L'Impressionismo

Gli esponenti del movimento nato in Francia rifiutano le tradizioni dell'arte accademica e si dedicano a riprodurre sulla tela all'aria aperta (en plein air) I'impressione suscitata da un soggetto, da un paesaggio. In Le dejeuner sur l'herbe (1863) Edouard Manet (1832-1883) usa riferimenti mitologici ma i personaggi sono scandalosamente contemporanei, i colori sono stesi a macchie contrastanti, i piani si susseguono senza prospettiva, non c'è disegno a delineare le figure. Claude Monet (1840-1926) impressiona sulla tela il dato che I'occhio percepisce del mondo circostante (Impression, soleil levant, 1872). I dipinti di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) sono notevoli per la loro luce e il colore saturo, e mettono a fuoco situazioni intimistiche (Ballo al Moulin de la Galette, 1876). I canoni dell'arte impressionista non sono sempre applicabili a Edgar Degas (1834-1917) raffinato borghese che preferisce lavorare in atelier e utilizza il disegno, in grado di esaltare il movimento (La classe di danza, 1873) che insegue anche nelle sculture degli ultimi anni (Ballerina di quattordici anni, 1880). La pittura di Camille Pissarro (1830-1903) è impressionista nel senso che egli sente la mobilita della luce e degli effetti cromatici senza contorni definiti (L'Ermitage a Pointoise, 1878).

La storia degli Impressionisti fu accompagnata da aspre critiche e da netti rifiuti. La prima mostra del gruppo, organizzata nel 1874 da DEGAS e svoltasi presso la galleria del fotografo Nadar, si risolse in un clamoroso insuccesso, pur segnando I'avvio ufficiale del movimento.

L’Impressionismo possiede una grande carica innovatrice:

'" I'arte e sempre più una attività autonoma, non più influenzata dalle scelte della committenza a dalle regole della tradizione.

'" Mutano i soggetti dell'arte: gli Impressionisti rappresentano paesaggi naturali, scene di vita quotidiana nelle grandi città, la follia dei boulevards parigini, gli interni dei caffè e dei teatri.

'" Si approfondiscono scientificamente le leggi dell'ottica: gli Impressionisti dedicano studi accurati ai fenomeni fisici e percettivi della luce.

'" La fotografia ha influenza sull'arte: i pittori impressionisti se ne servono soprattutto nel taglio dell'inquadratura, che può dare il senso del movimento.

  • Il movimento. II movimento fa parte dell’'impressione che riceviamo nel percepire il mondo esterno. L'immagine è fuggevole, la forma appena intuita e, non avendo i contorni definiti, sembra in continuo cambiamento. La pittura impressionista esprime tutto questo e, infatti, predilige i giochi di colore e i riflessi della luce sull’acqua, la cui superficie è in continuo movimento.
  • La luce. Tutte le opere impressioniste rivelano un’attenzione costante agli aspetti della luce: colpendo gli oggetti essa si scompone nei vari colori che, a loro volta, si mescolano o si accostano trasformandosi ed esaltandosi reciprocamente. Ogni paesaggio e fatto di luce e colore, I'una e I'altro continuamente mutevoli, a seconda dell' ora e delle condizioni atmosferiche. Per questo motivo gli Impressionisti amano lavorare all'aperto (en plein air).
  • Il colore.  L'impressionismo e il trionfo del colore e della luce. II colore locale, ossia quello di un singolo oggetto o di una sua parte, non esiste, perche ogni colore che vediamo nasce dall'influenza del suo vicino in un concatenamento reciproco. Le ombre non sono nere: esse corrispondono semplicemente a zone meno luminose e vengono ottenute, ad esempio, sovrapponendo sulla tela i colori complementari.
  •  II segno. La linea e assente e manca un disegno preparatorio. Le forme prendono vita direttamente col colore, che viene steso con segno rapido e sicuro, senza apparente attenzione per il contorno delle figure.

 

II Neoimpressionismo

Le sperimentazioni degli impressionisti sono influenzate dagli studi di ottica e sulla scomposizione della luce e del colore. Ne risulta una nuova tendenza figurativa che scompone I'immagine in piccoli punti, da cui il nome Pointillisme. I maggiori esponenti di questo movimento sono Georges Seurat (1859-1891) che esprime I'essenza pittorica della corrente in Una domenica pomeriggio all'isola della Grande-Jatte (1884) e I'amico Paul Signac (1863-1935) che usa pennellate più larghe, a zone rettangolari o quadrate (II Palazzo dei Papi ad Avignone, 1909).

 

 

 

II Divisionismo

È  il movimento che si sviluppa dall'ultimo decennio del XIX secolo in Italia prendendo spunto dal Pointillisme. Linteresse verso il colore e la percezione ha meno forza nei divisionisti, per i quali i puntini diventano filamenti frastagliati, e i soggetti sono allegorici

e letterari. Giovanni Segantini (1858-1899) raggiunge la fama internazionale (Ave Maria

a trasbordo, 1886) con Gaetano Previati (1852-1920), che sviluppa una interpretazione romantica (Maternità, 1890).

 

La pittura sociale in Italia

Alcuni esponenti del Divisionismo scelgono come soggetti delle loro opere situazioni e personaggi tratti dalla vita delle classi sociali più deboli, denunciandone miseria e sofferenza: Giuseppe Pellizza (1868-1907) con Quarto Stato (1898) e Angelo Morbelli (1853-1919) con Per 80 centesimi! (1893).

 

La scultura tra Francia e Italia

Gli alti costi e I'assenza di una committenza frenano la ricerca nel campo della scultura ma due autori, in modo differente, ne tentano la modernizzazione. Auguste Rodin (1840-1917) concepisce la scultura come una massa animata che esplode nel non finito (Monumento a Balzac, 1897); Medardo Rosso (1858-1928), fotografo, scolpisce forme non finite che si fondono con I'ambiente circostante (L’uomo che legge, 1895).

tre artisti rivoluzionari

 

TRE ARTISTI RIVOLUZIONARI

Nel 1886 viene allestita I'ultima mostra della pittura impressionista: da allora inizia il suo declino. Gli artisti, ormai, seguono strade indipendenti, sviluppano ricerche innovative.

Emergono, infatti, nuove esigenze:

  • non basta descrivere in modo oggettivo la realtà; occorre dare spazio anche ai valori soggettivi guardando dentro di sè. L'artista si serve della forma e del colore non solo per descrivere la natura, ma soprattutto per comunicare il proprio stato d'animo, oppure per esprimere il proprio modo di interpretare gli eventi.
  •  Si utilizza I'arte come mezzo di provocazione e di reazione ai valori della società borghese, presa dal vortice della produzione e del profitto.

Nel variegato mondo di fine secolo, alcuni artisti lavorano in solitudine, giungendo persino a fuggire dai propri luoghi di origine per cercare una nuova dimensione interiore, purificata dai falsi  miti del progresso, sono i casi di GAUGUINE di VAN GOGH.

 

Paul CEZANNE (1839-1906) aveva partecipato a quasi tutte le mostre dei pittori impressionisti. Con loro aveva stretto un saldo legame di amicizia e di collaborazione, nonostante preferisse lavorare in solitudine, nella natia Provenza, e non a Parigi. Fu il  primo a staccarsi dal linguaggio impressionista e a elaborare uno stile del tutto originale.

Nelle opere di CEZANNE prive di disegno, gli elementi della natura sono  scomposti e ricomposti in forme ben riconoscibili, realizzate mediante I'uso quasi esclusivo del colore: è il colore, steso in larghe macchie uniformi, che forma I'immagine. Per questo  si parla di forma-colore.

La composizione di un quadro e determinata proprio dal rapporto reciproco tra le forme, progressivamente semplificate e ridotte, come dice lo  stesso Cezanne, «a cilindri, a sfere, a coni».

Per questi motivi i suoi quadri possiedono una grande forza strutturale: vi si riconoscono gli elementi naturali, colti nella loro essenza.

Grande sara !'influenza delia pittura di Cezanne sull'arte del Novecento. Essa sarà, infatti punto di partenza del Cubismo di Pablo PICASSO e Georges BRAQUE.

 

Vincent  van Gog (1853-1890) fu artista inquieto e incompreso. Di lui il padre disse: "Ho sempre il  timore che qualsiasi cosa faccia Vincent, finisca poi per rovinarla con la sua eccentricità, i suoi modi bizzarri, la sua visione della vita». Nasce in un piccolo paese olandese, presso una famiglia molto religiosa; è incostante negli studi, come nel lavoro.  Vive isolato, disegna e dipinge. Percorre  in povertà le zone minerarie del Belgio, dove visita i malati e legge la Bibbia ai minatori.

Nel 1885 si stabilisce a Parigi, dove lo accoglie il fratello Theo, mercante d'arte, che gli fa conoscere alcuni impressionisti: MONET,DEGAS,RENOIR,  PISSARRO. VAN GOGH non crede ai suoi occhi: è esaltato dai colori luminosi e puri delle tele impressioniste, da quegli studi nuovi sulla natura.

Inizia la lunga serie di autoritratti, composizioni floreali, vedute di Parigi. Sono opere luminose nervose, piene di tratti di colore puro. Poi,  dal 1888, I'esperienza della Provenza, nella forte  luce del Sud della Francia. Qui vivifica il colore,  rendendolo  a tratti violento, a tratti caldo e intenso affidandogli I'espressione dei suoi stati d'animo.

Vincent si dedica alacremente al lavoro, finché  una forte depressione lo  porterà  al suicidio.

 

Paul GAUGUIN (1848-1903), come molti artisti di fine Ottocento,rifiuta di condurre una tranquilla vita borghese. Approda

alla pittura, da autodidatta, quando ha già compiuto 23 anni,ed affida a questa attività la sua instancabile esigenza di esprimere, con liberta, le sue sensazioni. Egli dice: «Sono forte perche non sono mai fuorviato dagli altri e faccio quello che sento dentro di me».

L’artista cerca un mondo puro, incontaminato dalla vita materialista e borghese: ama vivere in Bretagna, lontano  da Parigi, ma soprattutto predilige le isole dei mari del sud: la Martinica, Tahiti, dove si stabilisce nel 1895, infine le Isole Marchesi.

GAUGUIN rifiuta i modelli pittorici imperanti nella Francia della fine dell'Ottocento, ma non quelli degli Impressionisti: da loro impara ad apprezzare il valore del colore, che anch'egli utilizza per dare forma alle cose. Egli, però, va oltre I'Impressionismo: stende i colori in modo piatto, uniforme, con toni forti e non naturalistici; le figure sono bidimensionali, formate da larghe zone cromatiche separate da linee che ne fanno da margine. II colore diviene cos] simbolico, innaturale e non descrittivo: serve ad esprimere ciò che il pittore sente.

GAUGUIN amava rifugiarsi, per lavorare, a Pont-Aven, in Bretagna. Lo attraeva la spiritualità profonda della gente del  posto e, come egli stesso diceva, I'atmosfera che sapeva «di selvaggio, di primitivo».

Risalgono a questa periodo alcuni capolavori, come iI Cristo Giallo.

GAUGUIN semplifica il proprio linguaggio e, mediante larghe macchie di colore, da ordine alla composizione e dispone la profondità dei piani. E un colore antinaturalistico, steso in campiture piatte, entro forme essenziali e quasi prive di chiaroscuro.